sabato 30 marzo 2013

A tutte le mie amiche e a tutti i miei amici!

                                            
Buona Pasqua in tutte le lingue del mondo

 Zalig Paasfeest (Olandese)

Schastilvoi Paschi (Russo)

Giad Pàsk (Svedese)

Srecan Uskrs (Serbo)

Happy Easter (Inglese)

Joyeuse Pasques (Francese)

Frohe Ostern (Tedesco)

Felices Pascuas (Spagnolo)

Fouai Hwo Gie Quai le (Cinese)

Eeid -Foss’h Mubarak (Arabo)

Sretun Uskrs (Croato)

Gezuar Pashken (Albanese)

Paste Fericit (Rumeno)

Vesele Velikonoce (Ceco)

Sreken Veligden (Macedone)

Souk San Van Easter (Laotiano)

Veselá velká noc ( Slovacca)

Boa Pascoa (Portoghese)

Kalo Paska(Greco)

Vrolijke pasen (Neerlandese)

God pasque (Danese)

Bon fiesse-d’joyeuse pôque (Vallone)

Felician Paskon en Kristo Resurektinta ( Esperanto)

Shnorhavor surb zatik (Armeno)

A fraylekhn Pesah (Yiddish)

Gofúkkatsu Omédetoo ( Giapponese)

 Feliços Pascuas (Catalano)

 Hyvää pääsiäistä (Filandese)

 Щасливої Пасхи (Ucraino)

 Ieasika Elihle (Zulù)

 Souk San Van Easter (Laotiano)

Ho sicuramente lasciato lingue belle e importanti, scusatemi per questo.
A TUTTI BUONA PASQUA

venerdì 29 marzo 2013

La Pasqua nel mondo: Germania

 

In Germania, la Pasqua è ancora il simbolo della primavera che si rinnova, e della rinascita della natura.
Le case vengono decorate con rami su cui i bambini appendono i gusci delle uova che dipingono.
Anche la presenza del coniglietto Pasquale è uno dei simboli della Pasqua tedesca, infatti la Domenica di Pasqua, i bambini cercano in case e giardini, le uova che il coniglietto ha precendentemente nascosto.
Il giorno di Pasqua è il giorno in cui il bene regna, in alcune zone della Germania del Nord, i contadini bruciano i rami secchi, accendendo il fuoco strofinandoli tra loro o con una lente, a simbolo dell’inverno che finisce e della primavera che ricomincia.
Dopo il Venerdì Santo in cui è consentito mangiare soltanto pesce, ecco che alla vigilia arriva il coniglio Osterhase a nascondere dolci e regalini che vengono trovati il giorno successivo al termine di una lunga caccia al tesoro. Il pranzo della domenica di Pasqua, poi, è rigorosamente a base di agnello e uova di cioccolato, ma anche tutte le altre pietanze che lo arricchiscono, come torte dolci e salate, devono avere la forma di un tenero agnellino.
In alcune zone rurali della Germania, inoltre, si conserva ancora oggi l’usanza dei fuochi sacri che devono essere accesi in modo ‘naturale’ cioè strofinando la legna, con la silice o attraverso una lente d’ingrandimento e spesso, mentre questi bruciano, vengono spente tutte le luci e le candele delle chiese che verranno poi riaccese con questo fuoco benaugurale che tiene lontano il male.
Anche le ceneri, una volta esauritesi le fiamme, non vanno sprecate: con esse i contadini cospargono i campi in modo da assicurarsi un raccolto abbondante, mentre si bruciano i rami secchi che simboleggiano l’addio dell’inverno e il benvenuto alla primavera.

Tradizioni Pasquali


Usanza tedesca è quella di nascondere le uova in giardino o in casa e far poi divertire i bambini a cercarle nella giornata di Pasqua. Tipico simbolo pasquale è il coniglietto “Osterhase” ed è proprio lui, secondo la tradizione, a nascondere le uova( vedi anche Pasqua in Inghilterra) .
Un altra tradizione molto sentita è quella dell'accenzione dei fuochi di Pasqua che però vanno accesi in modo assolutamente naturale: con dei legnetti o con la silice.
Molto spesso poi la fiamma del fuoco sacro viene utilizzata per accendere le candele in chiesa.
Le ceneri invece, vengono utilizzate dai contadini per propiziare un buon raccolto spargendole nei campi come fine della stagione fredda e inizio della primavera.
Il dolce pasquale, non è a forma di colomba come da noi, bensì a forma di agnello.
 

SWAP DI PASQUA

Oggi ho ricevuto lo swap della mia abbinata, Sabrina qui! E' una bellissima bambola e un delizioso ovetto di Pasqua.Guardate un po' se vi piace?
Sono proprio fortunata ad avere amiche blogger così brave e generose!



Questa delizia ha trovato la sua casetta tra i miei amati libri.


Grazie Sabrina!

Pasqua con la Sfogliagrezza di Giovanni Rana

Care amiche manca pochissimo a Pasqua ed io ho finalmente deciso cosa preparare per pranzo.
Ero un po' indecisa sul primo perchè il secondo ormai è d'obbligo: agnello arrosto con le patate. A me non piace l'agnello e non lo mangio allora mi rifarò con il primo: LASAGNE AI CARCIOFI.
Per le lasagne userò la SFOGLIAGREZZA DI GIOVANNI RANA

 
e per il condimento una ricettina che ora vi posterò. E' da tanto tempo che uso la sfogliagrezza di Giovanni Rana, da quando si trova in commercio, perchè sembra la pasta che faceva la mia mamma,ed era una gran cuoca! Non so se anche voi avete la consapevolezza dei sapori dell'infanzia, anche i colori e i suoni, ma adesso parliamo di lasagne pertanto dicevo dei sapori dell'infanzia che ritornano per tutta la vita?  Ebbene le lasagne della mamma sono quei sapori che non ti scorderai mai. Queste sfoglie di Giovanni Rana me le ricordano tantissimo ed io le ripropongo ai miei cari nel giorno di Pasqua, che festeggeremo tutti insieme, anche con la mamma e il babbo tra di noi.
 
Ingredienti per 4 persone:
4 carciofi
500gr di Sfogliagrezza di Giovanni Rana
prosciutto cotto a dadini
pangrattato
1 mozzarella
3 spicchi dʼaglio
mezzo bicchiere di vino bianco
sale pepe
olio extravergine dʼoliva
Besciamella (500ml)
Pulite i carciofi teneli a bagno in un pò d’acqua e limone per almeno 10 minuti affettarli e cuocerli in padella con olio, aglio, sale e pepe. Sfumare col vino bianco e cuocere per 15/20 minuti affinché risultano teneri.
Le Sfogliagrezza di Giovanni Rana non necessitano di cottura, potete metterle direttamente in teglia, unta e fate uno strato di besciamella, uno strato di pasta e altra besciamella.
Mettere in ordine; i carciofi, prosciutto cotto, mozzarella e grana. Coprire con altra pasta, besciamella e così via. Su l’ultimo strato mettete: parmigiano, pan grattato, pepe e un giro dʼolio. Cuocere in forno a 200° per 30 minuti circa.
 
Che ne dite? Soddisferò il palato dei miei cari?
 

mercoledì 27 marzo 2013

E' festa a casa di Antonella!

Partecipo con piacere ala festa di Antonella!
 
 
 
Ci aspetta tutti nella sua casa virtuale qui per festeggiare il compleanno, il 2 aprile.
Partecipate anche voi!
Io ci sarò.

martedì 26 marzo 2013

La Pasqua nel mondo: Inghilterra


La cerimonia del Giovedì Santo in Inghilterra è di grande importanza ed è molto sentita. Durante questo periodo è tradizione svolgere attività caritative per i poveri, si chiama Royal Maundy Gifts e consiste proprio nell’elargire delle borse di denaro ai meno abbienti. A Londra nell’abbazia di Westminster alla fine della funzione religiosa,i sovrani distribuiscono le borse da riempire, adagiate su un vassoio d’argento.
Dal punto di vista culinario, durante il Venerdì Santo si mangiano particolari dolci, simili a delle pagnotte di pane, ma con impasto dolce arricchito di uvetta e aromatizzato alla cannella e con una croce di glassa sopra.
Il nome di questi dolci è Hot-Cross Buns e si dice che proteggano contro il fuoco. La croce di glassa vuole ricordare la passione di Cristo. Nel pub di Londra chiamato "Il Figlio della Vedova" si conservano quasi duecento esemplari di questi dolci, secondo quanto descritto da una leggenda: "Una vedova che attendeva il figlio marinaio disperso in mare non volle mai disperare e continuò ogni anno a cuocergli gli hot-cross buns".
Questi dolcetti sono delle brioches fatte con la cannella e uvetta. Sopra a questi dolci vi è una croce di glassa di zucchero per ricordare la passione di Cristo.
Hot Cross Buns per il Venerdì Santo











Una divertentissima tradizione della domenica di Pasqua è la ricerca delle uova portate da Easter Bunny.
Questo coniglietto porta le uova decorate precedentemente dai bambini e genitori in giardino e li nasconde. La domenica mattina i bambini devono trovare le uova con un premio finale per chi raggiunge il numero più alto.
 (immagine presa dal web)
Questa tradizione non è solo inglese ma la troviamo anche in Alto Adige.
Ed ora la ricetta degli Hot cross buns:
Dose per 6 persone
Ingredienti
latte, 180 ml
lievito  di birra, 7 g.
zucchero, mezzo cucchiaio

farina, 500 g

zucchero di canna, 50 g.

cannella,1 cucchiaino

chiodi di garofano, q.b.

noce moscata, q.b.

sale, mezzo cucchiaino

limone

burro, 50 g.

3 uova

uva sultanina, 40 g.

Preparazione:
Scaldare il latte in un pentolino e unire a questo il lievito, lo zucchero e far riposare il tutto per 10 minuti a fuoco spento. A parte mescolare gli ingredienti solidi (farina, zucchero di canna, spezie in polvere, scorza grattugiata del limone e sale). Amalgamare poi delicatamente i due composti e le uova (2), continuando a mescolare per evitare la formazione di grumi. Aggiungere in ultimo il burro ammorbidito e l'uvetta sultanina. Far lievitare l'impasto coperto con un canovaccio per un paio d'ore.
Una volta pronto, dividerlo in 12 pezzi e con ciascuno formare delle piccole palline leggermente schiacciate. Farle nuovamente lievitare sulla teglia da forno per mezz'ora e poi cuocere gli hot cross buns in forno a 200°, spennellati con un uovo e un cucchiaio di latte, per circa 15-20 minuti, o comunque fino a cottura (devono essere ben dorati). Servire questi dolcetti decorando con della glassa, a forma di croce.

lunedì 25 marzo 2013

Menù di Pasqua: Primo piatto


 Care amiche oggi vi propongo un primo piatto per la domenica di Pasqua. Le immagini chiariscono qualche passaggio, ma credetemi non è difficile da preparare! L'ho proposta l'anno scorso per il pranzo di Pasqua ed ha avuto un successone. Ci occorrono circa 35/40 minuti per la preparazione, ma ne vale la pena.Ah, dimenticavo di dirvi che se siete come me che amate l'uovo ben cotto..., tranquille perche dovete infornarle per 15 minuti e il tempo è più che sufficiente affinche l'uovo sia cotto.Provare per credere!
 Crespelle con ricotta alle ortiche e uova di quaglia
 
 
Foto delle crespelle con ricotta alle ortiche e uova di quaglia, primo piatto di Pasqua
(immagine presa dal web)
 
Ingredienti
Per le crespelle: 1/2 litro di latte, 3 uova,175 g, di farina, burro.
Per il ripieno: 300 gr. di ricotta,100 gr. di parmigiano, 12 uova di quaglia,1 mazzetto di cuori di ortiche scottate e tritate, besciamella,1 porro, noce moscata (se vi piace) sale e pepe.
Tempo di cottura: 15 minuti.
Preparazione
1. Imburrate il padellino
Per le crêpes: rompete le uova in una ciotola capiente, aggiungete la farina setacciata e il latte e mescolate con una frusta, fino a ottenere una pastella liscia e omogenea. Imburrate un padellino con una noce di burro, avvolta in un foglio di carta da forno, mettete sul fuoco e fate scaldare.
2. Cuocete le crespelle
Versate un mestolino della pastella, inclinate il padellino per distribuire il composto in modo uniforme e fate cuocere un lato. Girate la crêpe e completate la cottura dell’altro lato. Levate e tenete da parte. Proseguite allo stesso modo, fino esaurire la pastella.
3. Preparate il ripieno
Foto delle Crespelle ripiene - step 3: preparate il ripieno
Raccogliete nel bicchiere del mixer la ricotta, il parmigiano e le ortiche. Frullate e regolate di sale e pepe. Farcite le crêpes con il ripieno ottenuto .
4. Completate con l'uovo
Foto delle Crespelle ripiene - step 4: completate con l'uovo
Con un cucchiaino fate un buco nel ripieno e rompete al centro l’uovo di quaglia.
5. Chiudete le crespelle
Foto delle Crespelle ripiene - step 5: chiudete le crespelle
Piegate verso il centro i bordi della crespella e infine sigillatela a fagottino.
6. Confezionate le crespelle
Foto delle Crespelle ripiene - step 6: confezionate le crespelle
Legatela con le foglie esterne del porro. Distribuite le scatoline in una pirofila imburrata, velate con la besciamella e fate gratinare in forno per 15 minuti. Portate in tavola e servite.
 

domenica 24 marzo 2013

Quello che non sapete del tè...almeno credo.

Care amiche ancora un post sul tè. Probabilmente penserete che mi sono un po' fissata con il tè, non avete certo torto, ma a me piace tanto e siccome ho appena finito di leggere un libro molto interessante " La via del Te' " - Master Lam Kam Chuen - Ed. Corbaccio, vorrei farvi partecipi delle cose che ho imparato. Che ne dite, vi va di leggere ancora sul tè?

                                    “Camelia Sinensis

Il tè viene ricavato dalle foglie di una particolare pianta, la “Camelia Sinensis”, un arbusto sempre verde e ramoso che può raggiungere un’altezza di due metri al massimo. Le foglie di questo arbusto, la cui raccolta avviene due volte l’anno, vengono “accartocciate” e messe ad essiccare. La coltivazione avviene principalmente in Cina, India, Giappone e Kenia.
Bisogna prestare attenzione alla sua preparazione: infatti la durata dell’infusione con cui si prepara la bevanda ne determina i benefici. Se la “bustina” viene immersa per 2 minuti l’effetto sarà sicuramente eccitante perché nei primi 60 secondi dalle foglie di the viene estratta principalmente la caffeina; trascorsi alcuni minuti invece, dopo aver lasciato la bustina immersa per almeno 5 o 6 secondi, si può beneficiare di un effetto “tranquillante” poiché alla caffeina subentra l’acido tannico che “la disattiva” combinandosi con essa.
Tipologie del tè
I cinque tipi di tè più comuni sul mercato sono: il tè nero, il tè rosso, l’oolong (tè blu-verde), il tè giallo e il tè bianco. Naturalmente tutte queste varietà scaturiscono dalle foglie della stessa pianta ma vengono trattate in modi diversi e si distinguono per il processo di fermentazione che per la qualità rossa o nera è completo, per il blu e il giallo è parziale e per il verde è quasi inesistente.
  • Tè nero: viene ricavato dalle foglie di Camelia sinensis che vengono lasciate essiccare per circa 10 ore. Dopo questo trattamento, le foglie vengono accartocciate e fermentate: le foglie più grandi vengono vendute singolarmente, mentre quelle più piccole vengono confezionate nelle bustine.

  • Tè rosso: da alcuni antichi documenti si è al corrente che il the rosso, compresso in tavolette, rappresentò nell’antichità il primo mezzo monetario di scambio usato dai nomadi oltre la Muraglia Cinese. È originario dello Yunnan, al confine con il Tibet e le foglie rosse vengono talvolta vendute anche singolarmente, mentre sulla superficie delle tavolette è possibile notare ideogrammi ben auguranti. Come consumarlo? Tagliando dal blocchetto la quantità necessaria e lasciando le restanti foglie, ad invecchiare ulteriormente.

  • Tè blu–verde: il nome più conosciuto è Oolong e si caratterizza per il colore verde–blu delle foglie che vengono semi fermentate (tra il 12 e il 65%); il gusto varia in base al grado di fermentazione. Questo tè è famoso come coadivante per la perdita di peso. Tutti i tipi di tè hanno questa qualità, ma il tè Oolong è superiore agli altri perchè ha come effetto la riduzione del grasso intorno agli organi interni. Può essere preso due o tre volte al giorno e si noterà una graduale perdita di peso.
    Preparazione 2 cucchiaini abbondanti di te' Oolong
    850 ml di acqua
    Far bollire l' acqua. Sciacquare la teiera con l' acqua bollente e mettervi al centro il te'.
    Versare altra acqua che abbia appena raggiunto l' ebollizione sulle foglie e lasciare riposare il te' per 2 - 3 minuti.
    Versare il te' nella tazza e lasciarlo raffreddare molto poco prima di bere.
  • Tè giallo: è semifermentato, il processo di lavorazione è abbastanza simile a quello per il The verde e differisce da esso solo per il procedimento particolare a cui viene sottoposto, per far diventare gialle le foglie.
  • Tè bianco: è poco fermentato e si caratterizza per il fatto che viene “asciugato” in luoghi ventilati e ombreggiati. Il nome deriva dal fatto che per la preparazione, vengono utilizzati i germogli (prima della loro apertura) ricoperti di una specie di “laniccia” bianca; ha un sapore delicato e appartiene ad una qualità piuttosto rara.

sabato 23 marzo 2013

Menù di Pasqua: antipasto

Uova sode ripiene per Pasqua
Foto delle uova sode ripiene di Pasqua
Oggi vi presento la prima delle ricette dedicate alla Pasqua : le uova sode ripiene di tonno, capperi e maionese, perfetto antipasto per il pranzo di Pasqua.
Vediamo allora ingredienti e preparazione di questa gustosa ricetta:
le uova sode ripiene.

INGREDIENTI
  • uova 8
  • tonno sott'olio 100 g
  • parmigiano 1 cucchiaio
  • maionese 2 cucchiai
  • capperi dissalati 1 cucchiaio
  • cipollotto 1
  • basilico 4 foglie
  • prezzemolo tritato 1 cucchiaio
  • insalata di germogli q.b.
  • ravanelli 1 mazzetto
  • olive nere grosse q.b.
PREPARAZIONE
  • Fate bollire le uova in acqua bollente e lasciate cuocere per 8 minuti esatti dal momento dell'ebollizione.
  • Preparate un trito finissimo con il cipollotto, le foglie di prezzemolo ed il basilico. Quando le uova sono pronte, raffreddatele sotto un getto di acqua corrente e sgusciatele senza romperle.
  • Tagliatele a metà per il lungo, facendo attenzione a non rompere l'albume e prelevate i tuorli che raccoglierete all'interno di un mixer con il tonno sgocciolato dall'olio, i capperi dissalati, il parmigiano e la maionese.
  • Frullate il tutto e, quando il composto risulterà liscio, trasferite il tutto in una ciotola, unite il trito di aromi e mescolate con cura. In caso sia troppo consistente, diluite con un filo d'olio.
  • Dividete l'impasto all'interno dei gusci di albumi, ricomponete le uova e adagiatele su di un letto di insalata di germogli condita. Guarnite con i ravanelli tagliati finemente e con le olive.

Il passa-blog di primavera

Oggi, girovagando per i blog che conosco, ho trovato questa iniziativa di CheapAndChic qui che non conoscevo. L'ho trovata molto interessante perchè è un modo carino per entrare in contatto con altre blogger.
Andate a visitare il blog di CheapAndChic e ditemi se non ho ragione!!! 

venerdì 22 marzo 2013

Pasqua e riciclo creativo

Eccoci, care amiche, sembrava ieri che scrivevamo sul Natale invece già siamo a Pasqua. Il tempo corre e che si ferma è perduto( ma non certo chi si rilassa ogni tanto, altrimenti sai che stress!).
Ho iniziato ad abbellire casa con le decorazioni pasquali
 le uova grandi di quest'albero sono di plastica, decorate all'uncinetto, quelle piccole sono decorate a decoupage. 

questo biglietto di auguri l'ha fatto una mia allieva di seconda media qualche anno fa ( grazie Ylenia! ).

regali ricevuti dalle amiche anni indietro.

         tutto fatto a mano eccetto i pulcini.


     uovo con decoupage.

  
altro biglietto di auguri fatto da una mia allieva della stessa classe qualche anno fa (grazie Anna ).
Adesso invece vorrei mostrarvi il mio davanzale

 ( non posso fare a meno di guardarle da quanto mi piacciono)
e il riciclo creativo fatto per Pasqua: un secchiello dello yogurt che diventa un portavaso pasquale.




Per farlo ho usato lo spago sintetico, non quello naturale, la colla a caldo e delle decorazioni di feltro.
Che ve ne pare?
Riusa & Crea

martedì 19 marzo 2013

AWARD

Oggi ho ricevuto un premio da una amica conosciuta recentemente, ma speciale, molto sensibile che scrive in un blog veramente interessante, Annunziata Scarponi del blog ANNUNZIATA SCARPONI CLUB qui.
Sono veramente contenta di averlo ricevuto e lo dedico a tutte voi, care amiche, perchè siete veramente tutte VERY INSPIRING BLOGGER.

I SAPORI DELLA TUSCIA ( I )

L'OLIO DEL FRANTOIO "IL PARADOSSO"
Viterbo



Care amiche oggi vi voglio parlare di una delle lavorazioni più importanti della provincia di Viterbo, quella dell'olio.
L'olio extravergine d'oliva della Tuscia è uno dei migliori oli d'Italia coltivato su terreni vulcanici con particolari caratteristiche climatiche e morfologiche che ne fanno uno dei  prodotti di prima qualità.
Grazie al lavoro sapiente e alla fatica di donne e uomini che hanno puntato tutto sulla qualità nei sistemi di coltivazione, raccolta e frangitura, la filiera dell’olio d’oliva nella Tuscia ha raggiunto un ottimo livello di organizzazione.
Tra tutti spicca l'olio d'oliva del frantoio "Il Paradosso" a Viterbo, nella valle del Paradosso. In epoca medievale a Viterbo, questa valle, tra il quartiere di San Pellegrino e quello di Pianoscarano, era luogo di mulini e frantoi, di acque e orti. Oggi è rimasto un solo frantoio che conserva ancora le antiche presse e macchine per la lavorazione delle olive, ma soprattutto l'arte della tessitura dei fiscoli, filtri per la polpa macinata delle olive. E' il frantoio di Mario Matteucci, l'unico a Viterbo dove la lavorazione è a freddo.
Che cosa significa spremitura a freddo? significa che il mosto, composto da olio e acqua di vegetazione, viene avviato ad un separatore finale che separa l'olio dall'acqua e dalle altre impurità. L’olio poi viene pulito dalle impurità rimanenti attraverso la filtrazione naturale (su cotone) o per decantazione. Quest'olio viene denominato come "SPREMUTO A FREDDO".
Il frantoio Il Paradosso è spesso meta di turisti, sia italiani che stranieri, che vanno a curiosare interessati dal piccolo museo che il signor Mario ha creato con il passare degli anni, con macchinari e macine risalenti al 1856. Da bravo padrone di casa, offre a tutti gli ospiti che lo visitano la famosa bruschetta, ossia pane bruscato con olio, aglio, se volete, e sale. Quale modo migliore per assaporare l'olio dello "zio Mario"? E vi posso assicurare che nessuno è uscito dal frantoio senza aver comprato una bottiglia di questo nettare. provare per credere.
Vi mostro delle foto che sono state fatte in occasione della visita di un gruppo di olandesi, ospiti nella scuola dove insegno, durante la settimana del progetto Comenius. 

lunedì 18 marzo 2013

Il tè, non solo English(III)


 



Care amiche siamo arrivate quasi alla fine della storia del tè. Ma cosa ci manca?
Non vi ho ancora parlato della preparazione del tè ed io me ne intendo di tè e teiere( ho la fissa delle teiere di porcellana), perchè ho partecipato a un breve corso, quando ero un po' più giovane, in Inghilterra, intitolato "Becoming a perfect English" .
Per preparare un perfetto infuso bisogna avere polso, papille gustative che lavorano bene, buon olfatto e anche occhi esperti che riconoscano il raggiungimento di una colorazione del tè appropriata, sia se aggiungete  il limone sia se aggiungete il latte.
Per ottenere un buon tè occorre saper individuare almeno alcune proprietà di erbe, come ad esempio l'ibisco o i frutti di rosa, che impiegano solo pochi secondi a rilasciare il loro aroma penetrante; altre invece, come la lavanda, occorre lasciarle in infusione diversi minuti prima di poterne apprezzare pienamente le qualità. Per il resto occorre affidarsi al nostro gusto, ed anche all'esperienza ricevuta da preparazioni precedenti , visto che non tutte le erbe sono uguali.

 
L'infusione del tè richiede aanche gli utensili adatti. I filtri sono ormai di tutti i tipi, rotondi, a forma di teiera, a forma di scatolina bucherellata, e servono a trattenere il tè mentre è in infusione . Regola fondamentale per la preparazione di un ottimo infuso è la quantità: un cucchiaio di tè di erbe secche o tre cucchiai di erbe fresche per ogni tazza. I bollitore da alluminio o stagno è assolutamente da evitare perchè danno un sapore metallico all'acqua; privilegiare invece i bollitori di acciaio o quelli smaltati, purchè non siano scheggiati.
La teiera invece deve essere di porcellana o di terracotta; oltre ad essere belle danno al tè un sapore favoloso. P.S. non lavare mai la teiera con il detersivo.
Vi consiglio di usare acqua fresca e fredda, portata ad ebollizione e solo dopo aver spento il gas inserire il tè. Anche la scelta della tazza ha la sua importanza: per cogliere pienamente il momento del tè, occorre tenere presente alcune caratteristiche(soggettive) della tazza. Può essere grande e di ceramica per scaldarci le mani oltre tutto nelle serate d'inverno sul divano, sotto un plaid ( queste sono bellissime)   
                                                                                
o tazze di porcellana leggera pe rgli infusi leggeri della sera
 
                                                                               
Inutile dirvi che a me non piace bere il tè nelle tazze di vetro o nei bicchieri, ma questi sono gusti.
Un ultimo piccolo utensile è il colino, ve ne sono di vari tipi, dall'accaio al legno, al vimini, intrecciato dal chiaro sapore orientale, la scelta spetta a voi, l'importante è sciacquarlo bene dopo l'uso.
Care amiche, spero di non avervi annoiato troppo con tutte queste chiacchiere e se vi va, seguitemi ancora, ho ancora tante cose da dirvi e non solo sul tè.
Ciao
Sara 

sabato 16 marzo 2013

Il tè, non solo English (II)





E' difficile stabilire le origini precise su quando sia iniziata la tradizione del tè. Nel senso che su chi abbia inventato questo buonissimo infuso esistono molte storie e leggende. La più accreditata è quella che lo fa nascere in Cina, ai tempi dell'imperatore Shen Nung nel lontano 2737 a.C.
Dalla Cina al Nuovo Mondo
Quando i pellegrini intrapresero il viaggio verso il Nuovo Mondo portarono con loro alcuni semi e piante delle erbe preferite e fu così che il tè inizio la conquista dell'Europa, soprattutto Inghilterra che divenne la seconda patria del tè anche per le sue future colonie.
Quando arrivarono nel Nuovo Mondo si resero subito conto che quelle piantine potevano essere coltivate  anche a scopo curativo, nacque così l'infuso di camomilla, di menta piperita e di sambuco. Particolare fortuna, i tè alle erbe la conobbero  durante la rivoluzione Americana, quando , nella rivolta contro il dominio della madre patria inglese, si preferì consumare il prodotto nazionale piuttosto che quello di importazione. Un particolare infuso , costituito da salvia, menta e melissa, venne chiamato Liberty tea.
Oggi c'è una grande diversificazione di tè, a prescindere dalla marca:

   i miei preferiti





 

 
Care amiche, sembra una carrellata pubblicitaria, ma non lo è, vorrei solo consigliarvi di bere queste marche se non le conoscete già.
Nel prossimo post vi parlerò di come servire il tè.
 Ciao  a presto
Sara











venerdì 15 marzo 2013

Il tè, non solo English (I)



WOULD YOU LIKE A CUP OF TEA?


A chi non piace accomodarsi in poltrona per gustare una buona tazza di tè? Tenere la tazza tra le mani e abbandonarsi al calore e al profumo che sprigiona, soprattutto se si tratta di infusi particolari, come quelli speziati?
La varietà dei sapori e degli odori stimola l'immaginazione e porta lontano, verso paesi esotici.
Molti pensatori e filosofi apprezzavano le gioie del tè e chissà quante riflessioni e intuizioni sono nate mentre bevevano una semplice tazza di tè. Allora quando siamo stanche, abbiamo voglia di riflettere, o semplicemente di rilassarci, perchè non bere una tazza di tè, la varietà è vasta, la possibilità di scelta e i modi di prepararlo anche. Quale modalità di preparazione preferite? Quella italiana con zucchero e limone, o quella very British, con zucchero e latte?
(Io bevo il tè all'inglese, ma solo perchè il limone mi da fastidio allo stomaco.)

giovedì 14 marzo 2013

Pizza, origini e... un po' di storia!





Care amiche, non sono impazzita, vorrei solo raccontarvi come è nata la pizza. Vi chiederete perchè questa voglia, ma mi è venuta perchè oggi, a scuola, abbiamo iniziato un progetto sul cibo, in inglese e il primo argomento è stato "la pizza". Tutti pensano che sia nata a Napoli ma non è così perche la prima pizza è nata in Grecia. Eh, si, gli antichi greci inventarono un contenitore per il cibo, tipo piatto, fatto di farina e acqua impastata. Questo "piatto" veniva chiamato PLAKUNTOS . Gi antichi romani scoprirono che questo PLAKUNTOS era commestibile e ci aggiunsero le erbette aromatiche e il succo d'oliva, che allora non si chiamava certo olio. La chiamarono PICEA. Solo dopo la scoperta dell'America e, circa due secoli dopo, la conquista dell'America da parte degli Spagnoli, si scoprì il pomodoro. Fu solo alla fine dell'800, alla corte del re, a Napoli, che la pizza divenne la nostra pizza. La storia dice che la regina Margherita, storia della pizza4avendo sentito parlare di questa pizza, chiamò il famoso pizzaiolo Raffaele Esposito e gli chiese di cucinare una pizza per lei. Raffaele Esposito fece una pizza con farina, acqua e lievito e la condì con il pomodoro, la mozzarella e foglioline di basilico, con i colori della bandiera della neonata Italia e la chiamò margherita in onore della sua regina.
Vi è sembrata una storia interessante? Spero di si. Comunque, care amiche, fatemi sapere.
A presto
Sara